Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Vincenzo Sardiello
Negli ultimi giorni è balzato all’onore delle cronache un minuscolo comune del trapanese: Salemi. Motivo di tale onore l’elezione a sindaco di questa città del critico d’arte Vittorio Sgarbi. Al di là delle valutazioni sarcastiche che più di qualcuno farà al riguardo, è certamente un personaggio che darà molto per la cultura. La sua prima dichiarazione da sindaco è stata che la città diverrà nota in tutto il mondo, e c’è da averne fiducia. Un intellettuale non potrà certamente fare altro che catalizzare in questo minuscolo centro centinaia di eventi di grande rilevanza.
Ha dichiarato il neosindaco:
Salemi sarà l' opposto di Milano, perché io non ho paura di avere assessori più intelligenti. Io voglio assessori indipendenti, non servi, liberi, non camerieri, anche se ho un grande culto della autorità .
In aggiunta a ciò, si consideri che nella squadra assessorile compaiono nomi di grande importanza del mondo della cultura “indipendente” come Oliviero Toscani.
Il neo responsabile della biblioteca di Salemi è un certo Daverio, certamente un personaggio che conosce vagamente come è fatto un libro, che darà il suo grande contributo.
Insomma, Sgarbi sta realizzando (con i dovuti distinguo) una vera e propria opera d’arte come sindaco. Un’opera che potremmo definire come concettuale. L’obiettivo finale, come dichiarato da Daverio, è quello di dare vita ad una rivoluzione del modo di pensare della gente. Non c’è che dire: un buon inizio.
Preso atto di ciò, ritorno con i piedi per terra e mi ricordo, non me ne sono purtroppo mai dimenticato, che nella nostra splendida e ridente cittadina in primavera si svolgeranno nuove elezioni per il rinnovo della giunta. Chi saranno mai i candidati sindaci del nostro paese che si crede città? Forse un redivivo Giulio Carlo Argan contro Enrico Crispolti, o forse Caramel contro Celant? Niente di tutto ciò: Vincenzo Della Corte contro Curto contro non si sa chi. Una singolar tenzone all’insegna della grande esperienza politica, del grande contributo dato negli anni per lo sviluppo socioeconomico e culturale della nostra città, che nel tempo è diventata uno dei vanti della regione. Ah no, scusate mi confondevo con altre realtà, ugualmente governate dal centrodestra, ma che con noi hanno poco a che fare. Il ritratto della mia città è all’opposto.
Mi chiedo, allora, perché dovremmo dare ancora fiducia a questi personaggi che negli ultimi quindici anni non hanno fatto molto per la nostra città, e soprattutto per il nostro futuro (ricordo lo scandalo delle operazioni derivate a quanti se ne fossero dimenticati)?
Ma non è solo questo, gli uomini possono anche cambiare, è quando non si cerca di promuovere la crescita dei cittadini che cominciano i problemi.
La breve parentesi della giunta Marinotti in questo senso è stata al quanto esplicativa. Non ha fatto assolutamente nulla se non dare lustro e fama a personaggi che, nella vecchia politica, non avrebbero assolutamente ricoperto alcun ruolo.
La politica culturale francavillese degli ultimi anni è stata quanto di peggio possa esserci nell’ambito di una pubblica amministrazione. Questo non per mancanza di finanziamenti, basti pensare al budget delle rassegne di città estate, ma semplicemente per incompetenza.
Bisogna, poi, avere il coraggio anche di dire delle cose impopolari. Perché spendere decine di migliaia di euro per la ristrutturazione del campo sportivo e finanziare congiuntamente la squadra di calcio locale, quando ci sono molte altre manifestazioni di eguale importanza? O si decide di ristrutturare il campo, o si elargisce un finanziamento. Fare entrambe le cose vuol dire sottrarre soldi alle tasche dei cittadini per accontentare pochi.
Ma del resto è una politica nota sin dagli antichi romani.
Quello che manca a Francavilla è la progettualità, non si riesce a guardare al di là del proprio naso.
Ovviamente i cittadini si adeguano, non fanno nulla, non perché siano succubi delle angherie dei potenti, ma perché sono uguali. Non si crede più in nulla. Gli oratori non fanno più gli oratori, le associazioni culturali non fanno cultura, i politici non fanno politica (forse non ne sono mai stati in grado), gli studenti non studiano. Siamo allo sbando. E la cosa più preoccupante è che quando manca la fiducia non possiamo muoverci in alcun modo, perché saremo sempre attanagliati da quella patina di pessimismo che avvolge il nostro intero sud.
Come uscirne?
Abbiamo due possibilità: la prima è non fare nulla, dando di fatto ragione a quello studioso americano che è venuto da noi buttandoci del fango addosso, l’altra è mettere a disposizione le nostre competenze, seppur minime, al di fuori dei partiti tradizionali (che ormai non esistono), e di dare vita ad un movimento culturale finalizzato alla rinascita della nostra città.
Ma queste sono cose che già sappiamo. Da sempre si parla della necessità di dare vita a dei movimenti, non politici (la politica è nemica della cultura), per risvegliarci dal sonno della ragione che ci narcotizza sino a farci diventare dei mostri. Ma tanto è che queste verità oramai non ci fanno alcun effetto.
Come scrive Bernard Crick: «la noia per le verità stabilite è la grande nemica degli uomini liberi». La domanda è: esistono ancora uomini liberi?
Sono molto pessimista, in fondo l’Italia è un Paese dove non succede mai nulla, figurarsi Francavilla.
Probabilmente con le prossime elezioni Francavilla darà vita alla sua ennesima opera dadaista.
Francavilla è dada.
Con sfiducia dall’eremo pisano
Vincenzo